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Novecento


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Negli anni a cavallo delle due guerre mondiali, abbandonato sulla nave dai genitori e ritrovato sopra un pianoforte da un marinaio, Novecento trascorre tutta la sua esistenza a bordo del Virginian, senza trovare mai il coraggio di scendere a terra.
Impara a suonare il pianoforte e vive di musica e dei racconti dei passeggeri. Sul grande transatlantico, Novecento riesce a cogliere l'anima del mondo. E la traduce in una grande musica jazz.

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di ALESSANDRO BARICCO
regia di GABRIELE VACIS
con EUGENIO ALLEGRI

Produzione del LABORATORIO TEATRO SETTIMO
Scene, luci e colonna sonora: LUCIO DIANA e ROBERTO TARASCO

Per saperne di più

. L'inizio
. Giocando a pallone a Settimo Rottaro...
. Il debutto
. Di che cosa è fatto un monologo teatrale...
. Come una sposa bagnata
. E i giornalisti scrivono...
. Poi scrivono anche i fan
. Esce il film
. A un certo punto succede
. Ultimi
. Epilogo
. Credits

 

L'inizio...

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"Quel pomeriggio del 26 luglio 1993, mentre eravamo riparati sotto il portico della cavallerizza di Villa Pisani, a Strà, nel cuore della riviera del Brenta, una pioggia intermittente ritardava le ultime prove di "Villeggiatura" e noi aspettavamo sconsolati l'inizio di una "prima" che sarebbe stata poi dimezzata da un ultimo, beffardo diluvio serale. Ma intanto eravamo lì a far capannelli di "ciacole", a ruminare mugugni, a cazzeggiare sperando che il parlare di niente potesse scongiurare l'argomento pioggia-cielo plumbeo-nuvola.
Beh, vi giuro, è in quei momenti fatti di quasi niente che uno come Sandro Baricco ti infila in buca le notizie più importanti. E infatti, l'invitato Baricco alla "prima" di "Villeggiatura" si avvicina alle spalle mentre sono piegato contro una colonna, ipnotizzato dai fili d'argento che cadono, e mi desta.


Baricco: Allora, Alegher?!
Allegri (risvegliato): Ehi, Baricco...
Dopo il riconoscimento reciproco mi ammalo improvvisamente di idiozia.
Allegri: Come andiamo? (domanda idiota, appunto).
Baricco: Eehiee... (rischiando il contagio immediato)... (surplace)... Ho il soggetto per il monologo (busta leccata e chiusa).
Allegri (non del tutto guarito): Ma dai?!
Baricco: Te lo dico, và (taccato il francobollo). O ti stai concentrando?
Allegri: (Concentrando a cosa? Ah già) No, no, dai dimmi.
Baricco: E' la storia del più grande pianista di jazz mai esistito al mondo che nasce su una nave, sull'oceano, e da lì non scende più (infilata in buca e spedita).
Allegri (miracolato): Cristo!

Ecco, Novecento per me è cominciato così, sotto la pioggia di un pomeriggio d'estate del 1993. (...)"

Eugenio Allegri
(da Torino Sette, supplemento de "La Stampa",5 febbraio 1998)

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Giocando a pallone a Settimo Rottaro...

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Nel cortile di Casa Vaci, nei giorni tra la fine di agosto e gli inizi di settembre, mentre il barbecue "scotta" pezzi di mucca ancora padrona delle proprie facoltà mentali, un autore e un attore palleggiano abilmente con un regista al palleggio meno avvezzo al punto che quando arriva tra i suoi piedi, la "pelota" schizza con rimbalzo fulmineo verso luoghi inaccessibili anche per la mente (il giardino della chiesa di fronte, la brace del barbecue, il letto di casa) con traiettorie da gioco "alla goriziana", anche pericolose... ma a quel punto sono pause calcistiche congeniali a rifiatare e a porre la questione principe: "Allora, cosa dite? 'Sto piantista scende dalla nave, sì o no?". Il regista e l'attore si guardano perplessi come dire: "E' lui che è pagato per scrivere...". Poi però mentre il generoso attore si sbilancia pubblicamente e il regista tenta nuovi pericolosi recuperi della palla, l'autore ha già pronta la seconda questione: "E una donna, ce l'ha?... voglio dire, c'è una donna nella sua vita?"... Ahia... meglio far finta di balbettare, palleggiare ancora un po' "a due" con la palla che adesso sa di rosmarino e, mentre il regista controlla le bistecche, chiacchierare semmai delle navi d'epoca con i loro saloni ristorante, le sale da ballo, gli emigranti in sala macchine, le foto di personaggi famosi...

La giornata poi scorre aiutata da sorsi di buon vino... e... verso sera... prima di salutarci...: "Tieni Baricco, ti lascio questo quaderno di appunti su un testo teatrale che non ho mai scritto e questa dedica allo spettacolo "Novecento e mille" che ho fatto con De Berardinis nell''86; ci sono dentro un po' di cose che penso dell'arte e del teatro. Adieu! Bon travail".

Quattro mesi dopo, il 27 gennaio 1994, arrivano di ritorno da Parigi le prime folgoranti pagine di Novecento, monologo teatrale...
E' fatta... si va.

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Il debutto

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La sera del 28 giugno 1994, "Novecento" debutta al sedicesimo Festival di Asti, nel cortile del Palazzo del Collegio. Replicherà il 29. Due appuntamenti iniziali e, per due sere, 700 persone. Tutta la critica teatrale italiana schierata in platea; tanti spettatori curiosi; tanti amici e un'attrice, Lella Costa, che alla fine andrà in camerino ad abbracciare Allegri.

Asti. "Bella la storia, in cui s'impastano l'amore per la musica, i cari fantasmi di Caruso e Hemingway, Gertrude Stein e Scott Fitzgerald, stampati in lievi diapositive seppiate che ondeggiano su grandi veli, insomma le passioni, le malattie di una vita. E il protagonista, Eugenio Allegri, è bravissimo a tenere testa per due ore ai cambi di registro che la pièce gli impone, a fare il narratore svagato e il musicista melanconico, ad evocare le atmosfere effervescenti e un po' sciocche della vita di crociera, ad animare i personaggi incrostati di salsedine, capitani e marinai, che popolano il piccolo mondo di Novecento, a incarnare, infine, proprio lui che finalmente ha il coraggio di parlare di sé".
(Beatrice Masini, La Voce, 30 giugno 1994)

Asti. "Se il racconto di Baricco fa scattare tante piccole magie verbali (...) altrettanto ne suscita la regia di Vacis. Al quale basta una candida tela sul fondo per suscitare un mare di paesaggi incredibili. E che dire di quel pianoforte-giocattolo che appeso a un filo scente dall'alto e che diventa quasi una sorta di partner del bravissimo Eugenio Allegri, protagonista? Bravissimo ed eroico nel mantenere vivo per due ore il racconto con un registro interpretativo che spazia dalla comicità iniziale alla Beppe Grillo, al surreale più marcato, alla nostalgica intensità drammatica recuperata nel finale".
(Domenico Rigotti, Avvenire, 30 giugno 1994)

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Di che cosa è fatto un monologo teatrale...

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Quando "Novecento" appare sulla scena, già da un qualche tempo, per il Teatro Settimo e per molti altri gruppi della cosiddetta RICERCA, il monologo è una delle forme più praticate. Per Allegri, però, si tratta della prima volta.

Apparentemente il monologo è semplicemente l'"a solo" di un attore, in realtà a lavorarci sono in molti.

Baricco consegna il copione di Novecento in due trances, una in gennaio e l'altra nel marzo del 1994. In quel tempo Vacis e Allegri iniziano a leggere la pagine, a dirlo ad alta voce, a trovare i modi, a pensare alle atmosfere: Vacis comincia ad elaborare la sua regia. Preziosa, Laura Volta, assistente novizia di straordinaria dedizione, controlla ogni scena, ogni parola.
Tarasco, specialista, va alla ricerca delle musiche (qualcuno fa il nome di Paolo Conte per musiche originali, ma l'idea svanisce). Diana, scenografo, passa da modellini di pianoforte di vetro pieni d'acqua e diversi tendaggi montati su pannelli semoventi in ogni direzione a quel semplice tulle bianco trasparente che va su e giù, a far da fondare, e all'idea geniale di un pianoforte giocattolo sospeso nel vuoto. Elena Gaudio e Roberta Vacchetta rifiniscono di dettagli l'unico costume previsto.
Lo spettacolo poco per volta arriva, si va in prova "in piedi": dodici giorni ed è già prova generale.

A gestire Novecento poi ci pensano i tecnici: Alessandro Bigatti e Christian Zucaro insieme alla stessa Laura Volta... EROICI! per 250 repliche fatte ovunque.
Si alterneranno nel tempo Simona Moro, per una vorticosa tournée di primavera, e Cristiano Noci, infine, che si affianca a Zucaro nelle due ultime stagioni.
A venderlo per conto del Teatro Settimo ci penserà Patrizia Coletta poi, per il Teatro Stabile di Torino, toccherà ad Angelo Pastore e a Isabella Lagattolla.
A suggerire preziosi consigli ci penseranno Piera Cusani da Napoli e Raffaele Bonaspetti da Brescia. A trovare uno sponsor, a seguirlo e a sostenerlo sempre e dovunque ci penseranno due grandi amiche appassionate di teatro, Maura e Luisa Brighenti.
A vederlo dieci volte, battendo ogni record di fans, ci penserà Stefano Romagnoli da Foligno. A promuoverlo con garbo innato Anna Maria Cebrelli. Ad aiutarmi e a crederci da qualche tempo, Oliviero Moroni, cui sono grato.

Ci vuole molta fatica e molto tempo per mettere in moto una macchina in fondo piuttosto piccola; ci vuole un attimo e ad un certo punto succede che si fermi.

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Come una sposa bagnata

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Nelle due sere di prove generali che precedettero la "prima" ad Asti, pioveva, come a Villa Pisani quando Baricco svela ad Allegri il soggetto del monologo.

La pioggia di Asti forse presagisce la fortuna dello spettacolo. Nell'estate del '94 Novecento verrà replicato una sola volta a Mezzo Corona, in provincia di Trento: sarà, a dire il vero, solo una mezza replica. Poco prima dell'inizio del "duello" con Jelly Roll Morton, una pioggia insistente costringe Allegri a fermarsi mentre 300 spettatori da circa un quarto d'ora sono rimasti seduti con gli ombrelli aperti... vogliono sapere come va a finire quella storia. Loro non lo sapranno mai, ma altri, per 7 anni, lo scopriranno a:

1994: Asti, Mezzo Corona, Nichelino, Reggio Emilia, Torino, Roma, Padova, Chivasso, Cremona, Merano, Casalecchio, Lumezzane, Mira, Piacenza, Milano, Varese.

1995: Montemarciano, Vicenza, Voghera, Roma, Belluno, Pordenone, Napoli, Cagliari, Bolzano, Siracusa, Bassano, Moncalieri, Pesaro, Male, Lecco, San Casciano, Cantù, Villa Faraldi, Avellino, Aprilia, Trento, Rueglio, Orbetello, Alfonsine, Fano, Genova, Latisana, Castelfranco, Oleggio.

1996: Vienna, Merate, Cosenza, Lecce, San Benedetto del Tronto, Nizza Monferrato, Assisi, Perugia, Bellinzona, Moncalvo, Mondovì, Rimini, Cesano Maderno, Castiglione, Bergamo, Mantova, Borgomanero, Ceva, Torino, Ravenna, Bologna, Aosta, Monte Cosaro.

1997: Cuneo, Porto San Giorgio, Bordighera, Grugliasco, Busto Arsizio, Pieve di Sacco, Campobasso, Verbania, Atri, Benagna, Milano, Montevarchi, Francoforte, Predappio, Novara, Ivrea, Alba, Chioggia.

1998: Venezia, San Giuliano Terme, Abbiate Grasso, Cortona, Ferrara, Trieste, Ancora, Terni, Potenza, Cosenza, Palermo, Siracusa, Erice.

1999: Torino, Artegna, Bastia, Quarrata, Firenze, Marsciano, Carrara, Forlì, Cesenatico, Napoli, Sondrio, Gallarate, Desenzano, Nova Milanese, Treveglio, Bagnolo, Sondrio, Siena, Livorno, Bagnacavallo, Santacroce, Genova, Arezzo, Mestre, Spersiano, Ferrara, Udine, Modena.

2000: Udine, Verona, Ostra, Iesi, Bassano, Campiglia, Chiusi, Biella, Valenza, Omegna, Chieti, Portici, Castrovillari, Roma, Rivalta.

Totale: 287 repliche.
Con la tournée del 2001 giungerà alla rappresentazione numero 515. Sette anni di vita, e più di centomila spettatori.

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E i giornalisti scrivono...

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"Ed è insolitamente emozionante la prova di Eugenio Allegri, che in qualche modo, per via indiretta, riesce a dar vita a due personaggi diversi - lo stupito narratore e lo stesso Novecento - pur interpretandone uno solo, e dai risvolti di un'intonazione sostanzialmente comico-grottesca sa cavare una tensione persino lancinante".
(Renato Palazzi, Il Sole 24 Ore, Torino, 3 luglio 1994)

"Ma pensavamo, prima di tutto, al modo singolare di porgere, di raccontare, di masticare, di accentare, di chiacchierare - quasi - il testo da parte dell'irrefrenabile Allegri. Che si inventa quasi una lingua sua, per conferire alla sua recitazione quasi uno swing, per arrivare a fare di se stesso e del suo parlare in scena quasi il suono di uno strumento musicale, che suona in tutto il suo corpo".
(Francesco Tei - San Casciano - 1995)

"Uno spettacolo teatrale coi fiocchi: niente mascherine, niente balletti o burattini, ma un grande attore, un grande regista e un drammaturgo di quelli "importanti": ovvero tutto quel che serve per creare un evento culturale".
(Belluno, 24 febbraio 1996)

"Era solo in scena, l'altra sera a monologare sui casi tutti straordinari del leggendario pianista sull'oceano, ma sembrava che sul palco vi fossero anche tutti i personaggi che via via lui evocava... Grande Allegri. Osannato dal pubblico che per l'occasione aveva riempito ogni spazio del campo".
(Piero Zanotto, Venezia, 1998)

"Non sono molti gli spettacoli che invecchiano senza invecchiare. Vale a dire che accumulano anni e repliche, perchè in realtà continuano a sembrare nuovi, e il pubblico continua a vederli e rivederli. Accade a Novecento".
(la Repubblica, 7 febbraio 1999)

"Eugenio Allegri ha fatto sognare il Teatro Pedretti di Sondrio... Allegri racconta, parla, salta da un punto del palco all'altro, vive il personaggio dando vita a due ore intere di grande trasporto emotivo. La gente di Sondrio a lunghi tratti è sembrata commossa dalla magica interpretazione di questo grande racconto".
(Marco Quaroni, Il Giorno, Sondrio, 17 marzo 1999)

"Che Novecento sia diventato un cult, una sorta di miracolo del teatro italiano contemporaneo, è incontestabile".
(Grace De Girolamo, Il Corriere di Rivoli-Collegno e Grugliasco, 21 luglio 2000)

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Poi scrivono anche i fan

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"Ho scelto per te questo piccolo pensiero, forse perchè proprio dalla penna di uno scrittore ha preso vita la splendida storia che tu hai reso un capolavoro di saggezza. Il mio vuol solo essere un ringraziamento per la tua squisita cortesia e per le intense emozioni che regali dal palcoscenico, creando un'atmosfera vibrante di sentimenti in bilico tra passione e follia. Grazie di tutto".
(Serena, Arezzo)

"Veramente un piccolo dono in confronto a quel che tu mi regali ogni volta che mi racconti quella strana storia, di quell'uomo, nato su una nave e dalla quale non è mai sceso, un uomo e i suoi strani pensieri appiccicati addosso come tanti francobolli su di una lettera spedita da tutti i luoghi che la sua fantasia ha esplorato. Un uomo con l'anima grande quanto la sua nave. Un uomo con un nome lungo quasi quanto la sua storia. L'unico uomo che, con le sue mani, è riuscito a TOCCARE la musica!".
(Paolo, Torino)

"Semplicemente grazie. Semplicemente bello".
(Marta, Torino)

"Dinamite! Vera dinamite...".
(Cristina, Novara)

"Non sei fregato veramente finchè hai da parte una buona storia, qualcuno che la racconti bene come sai fare tu e speriamo dei ragazzi disposti ad ascoltare. Se stanno attenti non possono non rimanere affascinati da te e da Danny Boodman T.D. Lemmon Novecento".
(Ilenia, Lorenza, Carlo da Fivizzano)

"E per l'ennesiva volta, thank you Eugenio!".
(senza firma)

"Caro Eugenio, lo spettacolo di ieri sera è stato un prezioso regalo che ci ha arricchito. Grazie e cari saluti".
(Roberto, Roma)

"se è vero che Novecento porta acqua, allora qui ti faranno faraone! Con tanto jazz!".
(Stefano, cartolina dall'Egitto)

"E quando anche l'ultima replica sarà finita, Novecento non ci sarà più e non ci sarà più per sempre. Sigh. E in culo anche il cinema!".
(Rita, Alfonsine)

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Esce il film

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Nel 1997 Novecento diventa il soggetto di una delle più imponenti produzioni cinematografiche italiane: Giuseppe Tornatore, affascinato dalla forza evocativa del testo di Baricco, vuole portare Danny Boodman T.D. Lemmon Novecento sul grande schermo. Nel mese di aprile iniziano le riprese de "La leggenda del pianista sull'oceano".

L'uscita del film nelle sale cinematografiche contribuisce ad aumentare l'interesse intorno alla rappresentazione teatrale e porta il libro di Baricco nuovamente in classifica. Difficile tentare un paragone tra i due tipi di rappresentazione: là dove al cinema la grandiosità scenografica e la ricchezza dei costumi rivestono un ruolo decisivo, in teatro prevalgono sicuramente la poesia, il ritmo e l'indiscutibile bravura del protagonista.

Nel mese di febbraio '98, al termine delle due repliche torinesi che festeggiano la duecentesima volta di Novecento, viene sottoposto all'attenzione degli spettatori un questionario allo scopo di conoscere le opinioni del pubblico sul confronto tra spettacolo teatrale e film.
Degli intervistati, il 74% ha visto il film "La leggenda del pianista sull'oceano". Tra questi, il 92% ritiene che lo spettacolo teatrale renda meglio la storia di Baricco. Alla domanda "quali aggettivi associ alle due versioni", le risposte principali sono, per la versione teatrale: innazitutto la bravura del protagonista, quindi la poesia e l'aderenza al soggetto di Baricco; quindi il ritmo e l'armonia; commenti positivi si aggiungono per la scenografia, le luci ed i suoni... e il jazz.
Per quanto riguarda invece la versione cinematografica, la maggioranza apprezza principalmente la grandiosità scenografica, la poesia e la bravura del protagonista, quindi la ricchezza dei costmi e l'aderenza al soggetto di Baricco.
Alla domanda "Ti ha stupito che nel film Eugenio Allegri non avesse neanche una parte?", il 50% ha risposto di non averci pensato, il 35% di no e il restante 15% di sì.

Infine, al quesito se il personaggio Novecento fosse reso con maggiore efficacia in teatro o al cinema, il 90% ritiene migliore la resa teatrale.

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A un certo punto succede...

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Nel mese di giugno 2000 vari quotidiani torinesi si occupano della vicenda Baricco - Teatro Stabile di Torino. Un anno prima, il Laboratorio Teatro Settimo, proprietario dei diritti dello spettacolo, decide di cedere il suo gioiello al Teatro Stabile per due stagioni, al fine di porre rimedio ad una difficile situazione economica.

"Alessandro Baricco attacca il Teatro Stabile di Torino, chiedendo ai suoi vertici di vendergli l'allestimento dello spettacolo tratto dal suo libro Novecento".
(Pierluigi Panza, Corriere della Sera, 20 giugno 2000)

"Per evitare che il suo Novecento si porti addosso il marchio dello Stabile, Baricco, in una lettera a Re Rebaudengo, dice di essere disponibile a riacquistarlo".
(Giorgio Li Veli, la Repubblica, 20 giugno 2000)

"E' di stupore la prima reazione di Agostino Re Rebaudengo, presidente del Teatro Stabile, di nuovo al centro delle abrasive critiche di Alessandro Baricco, che con "quel mondo non vuole avere nulla a che fare " (...) Sarà il consiglio d'amministrazione a decidere".
(Giorgio Li Veli, la Repubblica)

"Detta Allegri: dopo quanto riportato nelle scorse settimane dai giornali a proposito del contrasto tra Baricco e lo Stabile circa il destino di Novecento, di cui sono interprete unico, ho deciso di interrompere le repliche dello spettacolo. Ho trascorso mesi di profonda amarezza assistendo, apparentemente inerme, alla compravendita di Novecento (...) ho auspicato un gesto di rispetto nei miei confronti e nei confronti di quanti, tecnici e personale organizzativo, hanno reso possibile ben 287 repliche. Tale rispetto non c'è stato e non vi è tuttora. Dunque, in queste condizioni, rinuncio allo spettacolo".
(Gian Luca Favetto, la Repubblica, 18 luglio 2000)

"Ho accettato che lo Stabile faccia la tournée che (dice) aveva già organizzato per Novecento: fermarla avrebbe messo nei pasticci troppa gente. Così faranno la loro tournée, faranno lo spettacolo, ma non importa, se potete non andateci, ma liberi tutti di fare quel che volete, naturalmente. Ad aprile avranno ben spremuto il limone e allora io lo pagherò e me lo riprenderò. Non ci sarà più Eugenio Allegri, che ha solennemente dato addio a Danny Boodman T.D. Lemmon Novecento. Si troverà qualcuno che non lo faccia troppo rimpiangere e si andrà avanti. Nel frattempo altri allestimenti di Novecento verranno fuori, e le cose andranno come devono andare".
(Alessandro Baricco, La Stampa, 24 settembre 2000)

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Ultimi appuntamenti

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A marzo 2000, l'ultima tournée di Novecento porterà Allegri in tutta Italia ma, quasi a voler terminare il viaggio dalla nascita del testo alla fine dello spettacolo, la sera del 12 marzo Novecento verrà rappresentato all'Istituto Italiano di Cultura di Parigi, per un'unica rappresentazione.

Giampiero Solari, direttore artistico del Teatro Stabile delle Marche, organizzatore della rassegna "Solo Italiano", ha chiamato personalmente Allegri proprio nei giorni delle polemiche: non potervi andare sarebbe stata l'ultima delle beffe.
Ma non è andata così; a Parigi si replica e poi via di seguito, ancora.
Così: a marzo, a Como, Nembro (Bg), Parigi, Torino, Novi Ligure (Al), Dolo (Ve), Cividale Friuli (Ud), Cordenons (Pn), Palmanova (Ud), Soliera (Mo), Cattolica (Rn); ad aprile, Napoli, Urbino, Serra San Quirico (An) e Fermo (An).

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Epilogo

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Cos'è Novecento?

Credo sarebbe inutile rispondere raccontando ancora una volta la genesi di uno spettacolo, poi di un libro diventato un "classico" e poi di una vicenda contorta e incomprensibile: tutti ormai sanno tutto e chi non sa può farne benissimo a meno, di sapere.

Potrei dire piuttosto ciò che Novecento non sarà mai più per me. Ecco non sarà mai più semplicemente un numero. Non sarà mai più soltanto il secolo appena trascorso. Non sarà mai più un ricosciuto periodo letterario o storico o filosofico o artistico, e via di seguito... Non sarà mai più solo un libro perchè semmai per me è stato innanzi tutto un "copione".

Quello che invece voglio dire è che per me Novecento è stato e sarà per sempre il mio spettacolo e che, adesso finalmente lo posso dichiarare: io sono Novecento. Non sono l'unico, ma lo sono.

Voglio dire: io gli altri "Novecento" li ho conosciuti... e non in teatro! Da ragazzo: per esempio nella periferia torinese in cui sono nato e cresciuto tra gente semplice che la sapeva lunga e non parlava mai di sè; li ho visti nelle strade, nei bar, negli alberghi di molte città; alcuni mi hanno rivolto la parola; altri si sono affacciati a quei luoghi spesso tristi e squallidi che sono i camerini dei teatri, lì a farsi riconoscere; altri ancora che dicevano di esserlo non lo sono mai stati; altri non lo saranno mai; alcuni hanno finto di esserlo...; uno, o forse due, li ho persi di vista e chissà se rispunteranno mai da qualche parte.

Voglio dire: convivo da sempre con "novecento" perchè tutta la mia famiglia è "novecento", lo è quella di Lei, lo sono molti dei miei amici e dei suoi; lo sono quegli impertinenti della FamigliaHolden; lo sono molti che se ne sono andati per sempre.

Tuttavia si sappia che Novecento è in giro, dunque lo si potrà ancora vedere: "usciti" dal teatro basterà camminare per strada per sentirsi anche solo sfiorare da un qualsiasi bambino nato su una "nave": basterà allungare un po' le orecchie per sentire lontana ma nitida una voce che dice: "... tutta quella città, non se ne vedeva la fine...".

Eugenio Allegri

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Credits

Le foto di queste pagine, dedicate alla storia di Novecento sono di:
Mingo, Nicola dell'Olio, Paolo Ranzani, Paolo Zavanella, A. Iacuzzi, e sono tratte dal calendario 2001, prodotto in proprio da Eugenio Allegri e dedicato a Susanna.

Tutti i diritti riservati.

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